Comunicato stampa dei Consigli congiunti delle Chiese Metodista e Valdese di Trieste

 

In un mondo dove le parole dette superano di gran lunga le parole ascoltate, dove le parole sono sovente urlate come definitive e indiscutibili, le nostre chiese, fedeli alla vocazione di annunciare l’amore di Dio alle donne e agli uomini, aspirano a un parlare sobrio e a sussurrare una parola possibile, che sia allo stesso tempo spirituale e laica, con uno sguardo a Dio e uno al nostro prossimo.

Preoccupati e preoccupate del protrarsi della pandemia e delle tensioni sociali, che sembrano aver trovato nella nostra città un terreno fertile, come Consigli riuniti delle Chiese Metodista e Valdese di Trieste:

  1. Rivendichiamo la distinzione tra una parola autorevole e una parola definitiva. Le parole della chiesa possono essere autorevoli, ma mai definitive; come credenti riteniamo, infatti, che solo Dio detenga la parola definitiva. Questo significa che, per quanto autorevoli, le parole pronunciate debbano essere responsabili, ovvero rispondere alle donne e agli uomini del nostro tempo. Significa, altresì, che non solo è possibile mettere in discussione una parola autorevole, ma che la sua autorevolezza dipenda anche dal fatto che essa possa essere messa in discussione.
  2. Riteniamo che questo discorso si applichi anche alle parole della scienza, che sin da Galileo ha fondato la propria autorevolezza non sull’individuazione di una verità assoluta da contrapporre ad altre verità assolute, ma sulla continua verifica dei risultati ottenuti. In questo la scienza, come la chiesa, è intimamente “democratica”: non perché le decisioni siano approvate “a maggioranza”, ma perché essa è al servizio delle persone e a loro risponde.
  3. Siamo grati, pertanto, alle donne e agli uomini di scienza, a chi fa ricerca, a chi si sforza di trovare parole comprensibili per spiegare questioni complesse che richiedono conoscenze particolari. Siamo, inoltre, grati a chi si è preso cura delle persone ammalate, mettendo a rischio la propria vita di fronte a una malattia ancora poco conosciuta. La scienza “democratica” esiste e l’abbiamo vista all’opera, ad esempio, negli ospedali, dove donne e uomini si sono messi responsabilmente al servizio dei più vulnerabili.
  4. Riteniamo, altresì, che la vocazione al servizio e alla responsabilità non debba essere appannaggio esclusivo di poche persone, ma che debba essere vissuta come chiamata comune, personale e collettiva, di tutte le donne e gli uomini di buona volontà. Perciò consideriamo la vaccinazione individuale come un atto libero dall’alto valore etico. Questo vale per ogni malattia che porta sofferenza, morte e lutto, compreso il Covid-19.
  5. Ricordiamo, di fronte ai timori più o meno giustificati, rispetto ai rischi reali o presunti della vaccinazione, che l’amore nei confronti del prossimo comporta sempre un rischio. Non è possibile amare senza rischiare. Per questo ci piace sottolineare l’aspetto altruistico della vaccinazione, dove l’individuo non protegge solo sé stesso, ma contribuisce anche alla protezione di tutta la comunità che, con un termine dal sapore curiosamente teologico, la scienza definisce “gregge”. Come per altri virus, chi può farlo si vaccina anche per proteggere chi ha una condizione clinica che sconsiglia la vaccinazione.
  6. Ribadiamo la convinzione che ciascuna e ciascuno risponde a una vocazione particolare: la chiesa, la scienza, la politica e anche l’informazione. Chiediamo alle donne e agli uomini chiamati a informare di non alimentare le paure e il disagio di chi legge un giornale o ascolta un telegiornale, e di riportare le notizie con fedeltà, sobrietà e onestà intellettuale, in modo da assolvere con autorevolezza anche al prezioso compito di vigilare su chiunque eserciti un potere.
  7. Rileviamo l’enorme privilegio della nostra società che accede facilmente a vaccini e cure. Esortiamo chi governa a operare affinché i vaccini e le cure possano essere a disposizione anche di chi vive in paesi più poveri del nostro e affinché possano accedere a vaccini e cure le donne e gli uomini che, pur all’interno della nostra società, ne sono di fatto tagliati fuori. Se un diritto non è condiviso, allora si tratta di un privilegio, quand’anche fosse un privilegio di molti.
  8. Constatiamo che l’attuale diatriba su vaccini e Green Pass abbia svolto in parte il ruolo di catalizzatore del disagio di chi è o percepisce di essere emarginato dalla società. Quando la pandemia sarà passata, temiamo che questo disagio resti non ascoltato e non affrontato. Proprio nell’ottica teologica del gregge, ricordando che Cristo ci esorta a lasciare temporaneamente da parte le novantanove pecore per occuparsi dell’unica che si è smarrita, affermiamo che nessuna persona deve essere lasciata indietro. Questa è una vocazione che riguarda tutte e tutti, ciascuno e ciascuna nel proprio ruolo.
  9.  

I Consigli congiunti delle Chiese Metodista e Valdese di Trieste

 

Trieste, 27 novembre 2021

Comunicato stampa dei Consigli congiunti delle Chiese Metodista e Valdese di Trieste

 

In un mondo dove le parole dette superano di gran lunga le parole ascoltate, dove le parole sono sovente urlate come definitive e indiscutibili, le nostre chiese, fedeli alla vocazione di annunciare l’amore di Dio alle donne e agli uomini, aspirano a un parlare sobrio e a sussurrare una parola possibile, che sia allo stesso tempo spirituale e laica, con uno sguardo a Dio e uno al nostro prossimo.

Preoccupati e preoccupate del protrarsi della pandemia e delle tensioni sociali, che sembrano aver trovato nella nostra città un terreno fertile, come Consigli riuniti delle Chiese Metodista e Valdese di Trieste:

  1. Rivendichiamo la distinzione tra una parola autorevole e una parola definitiva. Le parole della chiesa possono essere autorevoli, ma mai definitive; come credenti riteniamo, infatti, che solo Dio detenga la parola definitiva. Questo significa che, per quanto autorevoli, le parole pronunciate debbano essere responsabili, ovvero rispondere alle donne e agli uomini del nostro tempo. Significa, altresì, che non solo è possibile mettere in discussione una parola autorevole, ma che la sua autorevolezza dipenda anche dal fatto che essa possa essere messa in discussione.
  2. Riteniamo che questo discorso si applichi anche alle parole della scienza, che sin da Galileo ha fondato la propria autorevolezza non sull’individuazione di una verità assoluta da contrapporre ad altre verità assolute, ma sulla continua verifica dei risultati ottenuti. In questo la scienza, come la chiesa, è intimamente “democratica”: non perché le decisioni siano approvate “a maggioranza”, ma perché essa è al servizio delle persone e a loro risponde.
  3. Siamo grati, pertanto, alle donne e agli uomini di scienza, a chi fa ricerca, a chi si sforza di trovare parole comprensibili per spiegare questioni complesse che richiedono conoscenze particolari. Siamo, inoltre, grati a chi si è preso cura delle persone ammalate, mettendo a rischio la propria vita di fronte a una malattia ancora poco conosciuta. La scienza “democratica” esiste e l’abbiamo vista all’opera, ad esempio, negli ospedali, dove donne e uomini si sono messi responsabilmente al servizio dei più vulnerabili.
  4. Riteniamo, altresì, che la vocazione al servizio e alla responsabilità non debba essere appannaggio esclusivo di poche persone, ma che debba essere vissuta come chiamata comune, personale e collettiva, di tutte le donne e gli uomini di buona volontà. Perciò consideriamo la vaccinazione individuale come un atto libero dall’alto valore etico. Questo vale per ogni malattia che porta sofferenza, morte e lutto, compreso il Covid-19.
  5. Ricordiamo, di fronte ai timori più o meno giustificati, rispetto ai rischi reali o presunti della vaccinazione, che l’amore nei confronti del prossimo comporta sempre un rischio. Non è possibile amare senza rischiare. Per questo ci piace sottolineare l’aspetto altruistico della vaccinazione, dove l’individuo non protegge solo sé stesso, ma contribuisce anche alla protezione di tutta la comunità che, con un termine dal sapore curiosamente teologico, la scienza definisce “gregge”. Come per altri virus, chi può farlo si vaccina anche per proteggere chi ha una condizione clinica che sconsiglia la vaccinazione.
  6. Ribadiamo la convinzione che ciascuna e ciascuno risponde a una vocazione particolare: la chiesa, la scienza, la politica e anche l’informazione. Chiediamo alle donne e agli uomini chiamati a informare di non alimentare le paure e il disagio di chi legge un giornale o ascolta un telegiornale, e di riportare le notizie con fedeltà, sobrietà e onestà intellettuale, in modo da assolvere con autorevolezza anche al prezioso compito di vigilare su chiunque eserciti un potere.
  7. Rileviamo l’enorme privilegio della nostra società che accede facilmente a vaccini e cure. Esortiamo chi governa a operare affinché i vaccini e le cure possano essere a disposizione anche di chi vive in paesi più poveri del nostro e affinché possano accedere a vaccini e cure le donne e gli uomini che, pur all’interno della nostra società, ne sono di fatto tagliati fuori. Se un diritto non è condiviso, allora si tratta di un privilegio, quand’anche fosse un privilegio di molti.
  8. Constatiamo che l’attuale diatriba su vaccini e Green Pass abbia svolto in parte il ruolo di catalizzatore del disagio di chi è o percepisce di essere emarginato dalla società. Quando la pandemia sarà passata, temiamo che questo disagio resti non ascoltato e non affrontato. Proprio nell’ottica teologica del gregge, ricordando che Cristo ci esorta a lasciare temporaneamente da parte le novantanove pecore per occuparsi dell’unica che si è smarrita, affermiamo che nessuna persona deve essere lasciata indietro. Questa è una vocazione che riguarda tutte e tutti, ciascuno e ciascuna nel proprio ruolo.
  9.  

I Consigli congiunti delle Chiese Metodista e Valdese di Trieste

 

Trieste, 27 novembre 2021